Matteo's profileVive nunc imperturbate. ...PhotosBlogListsMore Tools Help

Vive nunc imperturbate. 猿は木から落ちる

水の世界 ....Mondo di scaglie d'acqua
Disegni  
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ようこそ。じめまして、マッテオです。どうぞよろしくおねがいします。(questo nella sparanza che qualche giapponese visiti il mio blog ^_^) 

Benvenuti nel mio Space....non so bene cosa sia qst guestbook, ma credo che ci possiate scrivere qualcosa...mah

 

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*The ♥♥♥ Valkri ♥♥♥ wrote:

Ciao. Volevo ringraziarti per il commento che hai lasciato sul mio blog…

Molto carino anche il tuo, per qualsiasi cosa passa a trovarmi….

Ciao…

P.S.

Visto che ti piace tanto l'arte ti lascio l'"Urlo" di Homer...

31 Oct.
Larawrote:
teo...ahahah...sono la Lara!!
 
ho cambiato così tanto il blog che non mi riconosci??   ps...ARTA è il mio nome in elfico...
 
ciaoooo
18 Sept.
bonthemailwrote:
Cosa?!? Hai scritto in giappo nel mio blog?!? aaaaaaa!Dovrò resettare, disinfestare ed eliminare tutto!!! Allora sai cosa ti dico: "guaren xiang zhidao..." ;-) Ora mi sento meglio e posso dirti che il tuo blog è tanto bello e perciò devi continuare ad aggiornarlo! (magari tralasciando Carmen). Ok, ho terminato la controffensiva cinese, ora posso andare. C sent dopo, ciaooooooooooo!!!!!!!
8 Sept.
Yuriwrote:
Sììì, facciamo tutti issho ni una petizione per non chiudere il blog XD
E Cate. ricordati la chiavetta per le foto :D
Ciaooo
22 June
si, infatti, almeno nn cancellare il blog!! >.<
cmq ci si rivede a divertirci tutti issyoni!! yeee!!
le foto di Venezia arriveranno presto appena le recupero tutte XD (facciamone ancora!!!!)
bacioni Teo :)
15 June
September 05

Filosofia giapponese - Lo Shingon

 

Secondo la tradizione, gli insegnamenti "esoterici" sono segreti e riservati perché trascendono le capacità limitate degli uomini ordinari. Devono essere protetti dall'abuso e dalla distorsione di chi non può comprendere. Fino alla fine della II guerra mondiale lo Shingon era una di queste scuole.

E' una scuola tarda del Buddhismo, importata dall'India mentre un'altra branca della dottrina venne dal nord del Tibet nell'VIII sec. Alle origini era una scuola Buddhista completamente nuova, che considerò l'uomo capace di riprendersi la sua innata, ma persa, natura di Buddha " in questo corpo". Non fu più necessario aspettare fino a dopo la morte o dopo il passaggio di innumerevoli rinascite: compiendo certe discipline del corpo, delle parole e della mente, sottoponendosi a consacrazioni iniziatiche, il discepolo potrebbe realizzare in questa vita la sua fondamentale identità con i buddhisti di tutto il mondo.

Questa scuola conosciuta come buddhismo esoterico o tantrico ha sempre tracciato una distinzione dagli insegnamenti essoterici. Le pratiche spirituali , guidando verso varie iniziazioni, furono sempre trattate come esoteriche e riservate a coloro che erano sottoposti ad una allenamento prescritto. Tali insegnamenti, conosciuti in Giappone col nome di Mikkyo, non furono mai messi per iscritto, ma trasmessi oralmente in una catena iniziatica con maestro e allievo. Le dottrine Mikkyo furono portate in Giappone da Kukai all'inizio del IX sec. Circa 40 anni fa, questi segreti accuratamente custoditi, la stretta divisione tra esoterico e essoterico, iniziarono ad essere abbattuti e numerose dottrine e pratiche messe per iscritto in Giappone.

In seguito, le informazioni passarono , relativamente, ai lettori occidentali: lavori sull'arte e l'iconografia Shingon in Inghilterra, trattati su affascinanti soggetti di Mandala in Francia e così via. Questa scuola del Buddhismo, che è entrata immensamente nella vita culturale e spirituale del Giappone, non ebbe comunque molta risonanza in occidente. Ciò può essere motivato dal fatto che, paragonati all'immensa letteratura ren, e la sostanziale scrittura sul Vajrayana, i lavori sullo Shingon Mikkyo sono scarsi e i dettagli degli esercizi spirituali pubblicati, a confronto così recenti sono particolarmente inaccessibili.

Lo shingon è sopravvissuto solo in Giappone. Forse alcuni sentono forte disapprovazione per la "liberazione" della conoscenza finora esoterica, credono che l'apertura dei cancelli possa risultare solo abuso e spirituale impoverimento. Altri potrebbero rispondere che sarebbe meglio registrare piuttosto che perdere, che sia meglio renderla disponibile a tutti piuttosto che perderla completamente. Sicuramente è meglio la seconda tesi.
 

La visualizzazione della sillaba A

La visualizzazione della sillaba A (Ajikan) è una meditazione del primo Shingon e ha varie form di complessità variabile che enfatizzano tecniche differenti e aspetti della dottrina Mikkyo, ma in tutti i casi si focalizza sul suono, la forma, e il significato della sillaba A come esperienza della realtà aldilà di quella personale. Il Mikkyo vede questa sillaba come una incarnazione della vera natura dei tanti fenomeni dell'universo trascendendo nascita e morte, l'uno e i molti, passato e futuro, in una singola forma simbolica. L'Ajikan può sviluppare l'abilità nella meditazione attraverso fasi graduali e così è stata usata come prepazione per pratiche più difficili. Non è comunque un semplice esercizio preparatorio, ma adempie allo scopo degli insegnamenti esoterici: è una via con la quale l'illuminazione è facilmente ottenuta.

 

Il simbolismo che tutto include della sillaba A

L'intero sistema di dottrine e pratiche esposte nel Dainichi-Kyo è simbolizzato nel simbolo della A. Sia negli insegnamenti essoterici che esoterici la sillaba A fu il simbolo dell'universo del Dharma. Originalmente la sillaba A fu un prefisso negativo e per questa ragione fu usata nei testi esoterici per rappresentare la verità perfetta che non sarebbe potuta essere espressa direttamente, cioè è espressa tramite negazione. E' il primo suono emesso dalla bocca e qiundi madre del linguaggio umano e di tutte le sillabe. Il vero significato della sillaba A è anche quello di “penetrare tutte le cose”. La base testuale dell'Ajikan può essere rintracciata nel “trattato sulla mente illuminata” di Nagarjuna e nel DainichiKyo. Sutra e testi Mikkyo vedono la sillaba A come simbolo di vuoto di potenzialità, della natura di tutte le cose originalmente non ancora nata. La recitazione e visualizzazione quindi rappresenta l'unione con la vera mente di Dainichi Nyorai.

Questo estremo indefinibile vuoto è dotato di una moltitudine di virtù e abbraccia la verità di tutti i Buddha. Rappresentando tutto il linguaggio, la sillaba A, comunque, non nega la ricca diversità che ogni individuo trova in sé stesso e attorno a sé (come in pratiche in cui si considera la sillaba AN e altre centinaia di sillabe sanscrite. Colui che medita quindi visualizza un disco rotante che si trasforma in una luce che, sorgendo come il sole, taglia per le tenebre dell’ignoranza).

Tutte le sillabe sanscrite comunque sono considerate con la stessa importanza nel Mikkto. Tutte hanno il loro significato associato e ognuna può essere visualizzata nel disco lunare in una meditazione seprata.

 

Tecniche di visualizzazione della sillaba A

Caratteristica speciale della sillaba A è che può essere fatta in forma abbreviata, per circa 10 minuti, oppure in una forma espansa, con pieno uso di utensili rituali, evolvendo in tecniche avanzate, durando circa un’ora. Può essere praticata nella sala di meditazione o in una stanza tranquilla, con o senza un’immagine dipinta della sillaba A.

Per il “dio” di questa pratica, colui che medita generalmente usa un quadro di una sillaba A sanscrita sovrapposta a un disco lunare sopra un fiori di loto.

Il loto ha usualmente petali bianchi, la sillaba oro e il disco bianco come una luna piena. Nella meditazione della sillaba A, il praticante contempla l’immagine simbolica e visualizza internamente in fasi graduali. La A, il loto e il disco sono simboli “viventi” che, nella maniera caratteristica della pratica esoterica, parlano direttamente alla più profonda coscienza di colui che medita.

Anche se concisa, la visualizzazione della sillaba A incorpora le tecniche di meditazione base del Mikkyo. In generale, colui che medita, prima prepara il corpo e la mente per l’unione esoterica, quindi, dopo essere entrato nello spazio della meditazione, compie la “tecnica di protezione dell’essere”, inclusa nei rituali di purificazione delle tre attività, indossando la corazza della compassione. In seguito compie il rituale di risveglio della mente illuminata e recita il giuramento di ugualità e i 5 grandi giuramenti.

Seguendo questi, il praticante recita il mantra delle 5 sillabe di Dainichi Nyorai, usando la tecnica di circolazione. Le tecniche orali qualche volta istruiscono il praticante anche a compiere  una tecnica di regolazione del respiro nel quale egli visualizza la sua mente con il suo respiro, per poi passare alla tecnica di permeazione che visualizza il respiro che vola attraverso tutto il corpo intero.

Il praticante, quindi, prende l’immagine di “divinità” con il suo petto usando la tecnica di manifestazione dell’immagine. Egli probabilmente impiega anche la tecnica di trasformazione, visualizzando internamente la sillaba seme del dio e trasformando loto e disco lunare in una forma antropomorfica, che in questo caso è il praticante stesso. Quando la tecnica di espansione è usata per allargare il disco lunare interno, il praticante vede la sillaba A come la luce pure del disco lunare da solo. Il loto, anche, diventa parte dello stessa luminosità. Queste forme puntano a una singola verità.
June 23

Letteratura giapponese

 
I brani presenti negli esami di letteratura giapponese moderna e contemporanea negli esami passati sono i seguenti:
 

1)     «Che cosa è successo?» «Ho ucciso un serpente», disse tornando a fissarmi.

«E tratta  in salvo una bella fanciulla, magari?»

«No, un uccellino, ma c’è di mezzo anche una bella fanciulla»

«Molto interessante, dai, racconta».

 

OPERA    L'oca selvatica (Gan   )                            AUTORE Mori Ogai 森鴎外

 

2)     «Distolsi lo sguardo senza dire nulla, ma la figura della donna, ancor più bella, apparve riflessa trasparente e diafana, bagnata dalla luna, sulla grande liscia pietra nera che gli spruzzi dell’altra sponda avvolgevano in una sottile soffusa foschia.

Ed ecco che, non distinguibile nell’oscurità, c’era un antro. Un batter d’ali, e ora anche dall’altro lato, ancora un frullar d’ali: enormi pipistrelli attraversarono volteggiando lo sguardo».

«Oh, no! Via, non vedete che c’è un ospite?»

 

OPERA      Il monaco del monte  Kōya (Kōya hijiri )                       AUTORE Hizumi Kyōka 泉鏡花

 

3)«…si era fermata di colpo e tirandolo per la manica, fissò l’interno della vetrina. «Chissà se mi starebbe bene!», e stese il dorso della mano davanti al naso di Okada, facendogli vedere le cinque dita, piegandole e allungandole. Era un pomeriggio di maggio in Ginza e, forse perché il sole rifletteva la sua luce proprio sopra le dita affusolate e morbide, le sue mani erano ancor più seducenti…»

 

OPERA  Aoi hana 青い花                                   AUTORE Tanizaki Jun'ichirō 谷崎潤一郎

 

 

4)«Quel giorno aveva appuntamento con Oito sul ponte di Imado, a tarda sera, nell’ora in cui i volti delle persone non si distinguono più…. A quell’ora erano quasi del tutto spariti anche i passeggeri del traghetto»

 

 

OPERA     Sumidagawa すみだ川                                  AUTORE Nagai Kafu 永井荷風
 

1)     «Nel corso del quarto anno delle medie divenne anemico. Sempre più pallido e con le mani cerulee, dopo aver salito una scalinata dovevo accovacciarmi per qualche minuto se non volevo rischiare che il vortice simile a nebbia bianca che si era abbassato danzando sulla parte posteriore della mia testa per aprirvi un foro mi facesse perdere i sensi. Dei famigliari mi condussero dal medico, e questi diagnosticò l’anemia».

 

OPERA   Confessioni di una maschera (Kamen no kokuhaku )         AUTORE  Mishima Yukio三島由紀夫

 

 

2)     «Egli cercò di avvicinarsi a lei, seguendo la scia di quella voce delirante, ma spinto indietro dagli uomini che volevano toglierle Yoko dalle braccia, barcollò. Per recuperare l’equilibrio, sollevò lo sguardo, e in quello stesso istante gli sembrò che la Via lattea scivolasse in lui come un sibilo».

».

 

OPERA    Il paese delle nevi (Yukiguni  雪国 )              AUTORE Kawabata Yasunari 川端康成

 

 

 

3)    私がこの世でいちばん好きな場所は台所だと思。

 

 

OPERA   Kitchen    キッチン                         AUTORE Yoshimoto Banana 吉本バナナ

 

 

4)«…lacerato da due tipi di ambiguità di segno opposto. Le stesse che vivo anch'io in prima persona, come scrittore che ne porta su di sé i segni profondi. Ambiguità che si manifestano in vari modi, tanto da creare lacerazioni in un'intera nazione e nel suo popolo».

 

OPERA     Io e il mio ambiguo Giappone  (あいまいな日本の私)    AUTORE  Oe Kenzaburo 大江 健三郎

 

1)     Quando tornò a casa, pieno di ammirazione per Yoshiko, trovò ad attenderlo un biglietto: “Domani, all’una di pomeriggio, andremo a vedere la mostra dei pupazzi di crisantemi. Dovresti venire a casa del professor Hirota. Mineko».

 

OPERA      Sanshirō    三四郎                            AUTORE Natsume Sōseki 夏目漱石

 

 

2)     «Era innamorato di me, lui, e da quando ebbe dodici anni fino a diciassette, ogni volta che lo vedevo, immaginavo me stessa seduta nel suo negozio a vendere tabacchi leggendo giornali. Quando fu deciso che dovevo sposare un uomo mai conosciuto, come potevo frapporre questioni alle parole dei genitori?»

 

 

OPERA  La tredicesima notte (Jūsan’ya 十三夜)                 AUTORE Higuchi Ichiyō 樋口一葉

 

 

3)«…Nelle sue tasche c’era il denaro. Sotto il vestito di lei, la sua pelle bianca. Il negozio di scarpe, quello di cappelli, il gioielliere, la drogheria, la pellicceria, il negozio di tessuti… se avesse tirato fuori i suoi soldi, gli articoli di quei negozi avrebbero avvolto alla perfezione la sua pelle bianca, avvinghiati alle sue braccia e gambe flessuose sarebbero diventati un tutt’uno con il suo corpo. Gli abiti da donna occidentali non sono “cose da indossare” ma un altro strato che si sovrappone alla pelle, una seconda pelle. Non avvolge il corpo dall’esterno ma è come un tatuaggio che penetra fin dentro la cute…»

 

 

OPERA       Aoi hana    青い花                           AUTORE  谷崎潤一郎

 

 

4)«… a questo punto potrei mettere giù il pennello. Se tuttavia volessi terminare il romanzo con una conclusione classica, dovrei aggiungere un capitolo, raccontando come, sei mesi o un anno dopo, in un luogo del tutto inaspettato, mi fossi imbattuto in Oyuki che non faceva più lo stesso mestiere»

 

 

OPERA     Bokutō kitan   東綺譚                               AUTORE Nagai kafu 永井荷風
 
March 05

Bien arrivé et bon retour(malades du reve)


Et c'est comme ça...

Ciao a tutti!!! Lo so essermi assentato da massenger e dal blog per tantissimo tempo, ma i tempi di connessione erano diventati veramente troppo lunghi e dovevo perdeve tantissimo tempo. MA DA OGGI HO UNA NOVITààààààààà!!!!!!! HO L'ADSL!!!!! Finalmente anche nei bassifondi di Calcinatello è arrivata.
Oltre a questa bella notizia, scrivo per condividere una scoperta musicale che ho fatto recentemente. Parlo della cantante francese Zazie. L'ho conosciuta per la prima volta alle medie con la canzone "rue de la paix", ma privo di mezzi di comunicazione sufficienti (come internet), non sono mai riusciuto ad approfondire meglio la sua carriera musicale, fino a qualche giorno fa, quando mi è venuto il pallino di cercarla su Youtube... ebbene ho scoperto canzoni come "Je suis un homme" o "A ma place" che valgono la pena di essere ascoltate. La canzone, però, che più mi fa impazzire è "Un point c'est toi":canzone seducente che esprime con semplicità l'esigenza della cantante...beh di essere desiderata dal suo uomo.

 

 

Un point c’est toi

 

Mets-toi tout nu, si t'es un homme.
Histoire de voir où nous en sommes.
Qu'on me donne un primate.
Sans cravate.
Un Zorro.
Sans rien sur le dos...
t'es bien plus beau comme ça.
Un point c'est tout.
Un point c'est toi.
Je t'aime comme ça.
Un point c'est tout.
Un point c'est toi.
Sans artifice.
Où est le vice...
enlève la tenue.
Si t'es un homme.
Qui peut le plus.
Peut le minimum.
Et comme ça.
Tu restes la faiblesse.
De mon for intérieur.
Et moi, maîtresse.
En ta demeure...
t'es bien plus mâle comme ça.
Un point c'est tout.
Un point c'est toi.
Je t'aime comme ça.
Un point c'est tout.
Un point c'est toi.
Sans dessus, ni dessous.
Et puis c'est tout.
 
 

 
October 31

Dedicato a inu-pon ;-P

僕は天使の恋愛に陥った

 

Sfiancato da folle

andavo cercand’io il tuo petto e lì

rodin_fugit_amor

pensavo acqua, d’onde,

infinite picchiettature

fa scorrere, ma perdura.

Pensavo luce, impertinente prima,

colle ore colle brume

s’intimorisce, ma mai cede

sempre riscalda.

Emblematici sussurri

luoghi orientali sapori il dolce tuo impersonare

anniversari contemplazioni

Rodin

 amuleti macule di vita

in estatico socchiudere dal mondo

 pensavo famuli di noi i miraggi

una sola notte

foto foglie d’acero fulgidi

bisticci fiocchi baci

insieme.

Guardavo umili panni,

nascondi bellezza

che mi spoglia.
abbraccio

September 18

Odi et amo

 
Catullo (che strano che io parli di lui ;-P) parla di esperienze d'amore universali, che moltissimi uomini provano almeno una volta nella loro vita. In particolare odi et amo è un carmen breve, ma molto efficace nell'esprimere il dissidio tra l'amore totalizzante verso una persona e l'odio suscitato da questa stessa che per vari motivi fa soffrire l'amante , Non si può dare una spiegazione ai propri sentimenti, in quanto irrazionali, li si vivono con le sofferenze che possono portare con sé. In questo periodo io amo soltanto, senza alcun odio, sono sereno, ma quante volte in passato ho condiviso le pene del povero Catullo!
Penso che il carme sia tanto  universale che mi sembra giusto che arrivi a tutto il mondo...anche in giappone...(x Fede-kun: se mi aiuti posso farlo arrivare anche in Cina XD)
 
catullo_copertina_edizione
 
Odi et amo. Quare id faciam fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.
 
Odio e amo. Perché lo faccia forse tu mi chiederai.
Non so, ma sento che accade e mi tormento.
 
憎んで、そして愛する。 なぜ,と君は訊くかもしれない。
わからないけど、それを感じる。そして僕は苦しむんだ。
(Nikunde, sooshite ai suru. naze to kimi wa kiku kamoshirenai.
wakaranaikedo, sore o kanjiru. soshite boku wa kurushimunda)
 
Devo comunque dire che tutti i classici latini sono universali, come anche i proverbi e le frasi celebri. Per chi volesse leggere traduzioni dal latino al giapponese rimando al sito: http://www.kurims.kyoto-u.ac.jp/~gokun/latin.html
Vi riporto qualche esempio, sperando che un giorno possa riuscire a tradurle con la mia sola foza XD
 
Vita brevis, ars longa.
人生は短く、技法(芸術)は長い。
(Jinsei wa mijikaku, geijutsu wa nagai.)
Mens sana in corpore sano.
健全な精神は健全な肉体に。
(kenkoona seishin wa kenkoona nikutai)
Veni, vidi, vici.
来た、見た、勝った。
(kota, mita, katta)
Diriges proximum tuum sicut te ipsum.
汝が隣人を汝自身の如く愛せよ。
(nanji ga rinjin o ijishin no gotoku ai seyo)
 
April 29

Musica

 
Carmen Consoli - I am just a little artist trying to express herself
George De Stefano hears, and hears from the "piccola cantatessa," an Italian pop star turned roots-explorer.

Carmen Consoli demurred when an official of the Italian Cultural Institute in Manhattan introduced her as "the most successful singer and songwriter Italy has ever produced."

"I am just a little artist trying to express herself," said the 32-year-old Sicilian, at a late September press event a couple of days before her three sold-out shows at Joe's Pub, the downtown club that has become a leading venue for cutting-edge international artists. Her New York City engagement was part of a U.S. tour to promote her current CD, Eva Contro Eva (Universal Latino). The tour, which began at the Chicago World Music Festival, also took her to Madison, Philadelphia, Toronto, Northampton, and Washington, D.C, where she played the Kennedy Center.

Consoli may call herself just a "piccola cantatessa" but for the past decade she has reigned as Italy's leading female rock star. A gifted lyricist and tunesmith, she has attracted a passionate and devoted following in her homeland with her woman-centric point of view and emotionally charged concerts. She is particularly popular with women, left-leaning youth and gays, but even older, straighter and more mainstream audiences love the self-described "bambina impertinente."

 

Carmen Consoli

 

An electric guitar-slinger with a big dramatic voice and charisma to spare, Consoli cuts a compelling figure, both on recordings and in concert. But she also can be alluringly subtle, exuding a slow-burn sensuality that's hard to resist.

She's in the latter mood on Eva Contro Eva, her sixth album, and the first to be issued in the United States, by Universal Latino. After a series of successful rock-oriented albums, beginning with Dueparole in 1996, she decided to change course for Eva.

 "I love rock," she says, "but an electric guitar nowadays is not the sound of revolution."

On Eva she and her band trade in the amplified axes for acoustic guitars, mandolins, violins, accordions, bouzoukis, and even a string quartet. Low-key brass and woodwinds, including the friscaletto, a Sicilian flute, grace several tracks; percussion, whether traps or African and Arab hand drums, is restrained. Tempos run slow to medium, and Consoli's vocals are more conversational than declamatory.

The album, her first since L'Eccezione in 2002, shot to number one on the Italian pop charts when it was released in May 2006. But not a few of Consoli's fans were disappointed that she hadn't made another rock record. And truth to tell, Eva doesn't grab you at first listen, or even second. It instead draws you in with repeated listenings until you are completely captivated. It's a beautiful, mature work, and the most Sicilian of her recordings, "a return to my roots," as she remarked at the Italian Cultural Institute.

Consoli, in fluent English, noted the music's "Arabic scales and flattened notes, as well as Greek influences." But the lyrics - by turns ironic and empathetic, specific and allusive - also evoke the volcanic island, whose image too long has been associated with its worst aspect, a certain criminal association mytholgized in pop culture.

An Italian critic has observed that the album's 10 tracks constitute a Sicilian "Spoon River Anthology." Like Edgar Lee Masters' 1916 prose-poem about some inhabitants of a fictional Illinois town, Eva Contro Eva (Eve Against Eve) portrays a range of characters living in a particular place and time, in this case, contemporary Sicily.

"Maria Catena" (Mary Chained) is a vignette of sexism and religious intolerance, as the title character suffers the rumor-mongering of the good Catholics of her small-town parish church. The priest, swayed by the talebearers, denies her the Eucharist. Christ on the cross, observing Maria Catena's mistreatment, is pained more by the slander than by the nails piercing his flesh.

The languorous "Sulle Rive di Morfeo" ("On Morpheus' Riverbanks") offers some of the album's most arresting imagery. The upbeat "Dolce Attesa" ("Sweet Waiting") employs a woman's false pregnancy as a metaphor for the lengths to which self-deluded people will go, in pursuit of an illusion. (Consoli introduces the song with a sample of the great Sicilian folksinger Rosa Balestrieri's "Lullaby in Time of War.") "Madre Terra," written by Consoli and the Beninese singer Angelique Kidjo, has the two women alternating verses in their respective languages, as they implore mother earth's "warm embrace" for an Africa "joyous and intense/violated, abused and offended/maternal and proud."

The fact that Consoli and her musicians pulled this tour together in the wake of tragedy made their assured performance all the more remarkable. In early September the band's longtime bassist Leandro Misuriello was killed by a drunk driver after a gig in Sardinia. His replacement had just a few weeks to learn Consoli's repertoire.

Consoli closed her set on a raucous note, with a revved-up "Mala Razza," a traditional Sicilian song in which an abused worker complains to Jesus about his cruel boss. Consoli gave a fine solo performance of the song at the Italian Cultural Institute, but she killed with it at Joe's Pub, the band alternating a pounding rock backbeat with tarantella rhythms as Consoli spat out the lyrics' admonition to "grit your teeth and fight back!"

Carmen Consoli, along with Avion Travel from Caserta, is one of the few contemporary Italian artists to tour outside Europe, other than easy listening pop stars like Laura Pausini and Eros Ramazzotti, and classical kitschmeister Andrea Bocelli. There's no reason why Consoli, infinitely more challenging and accomplished, shouldn't be successful on the world music circuit. Eva Contro Eva could be the recording that does it for her.

 
  
 
Potete dire di tutto sul programma "Amici di Maria de Filippi", potete criticarlo fino alla morte, ma io mi sono innamorato di uno dei ragazzi: Cassandra. Ha occhi da cerbiatta, bravivissima a cantare, ha charm, ha un nome che richiama a tante cose, ha una certa somiglianza con Carmen Consoli... ed è fiorentina, insomma è perfetta. Guardavo amici solo per lei e quando è uscita è stato un trauma e lutto (eheh ovviamente sto esangerando adesso ^^. Fantastica, "famelica e intrigante quanto basta". Brava Cassandra!!!
 
  

April 25

Murasaki Shikibu e Marguerite Yourcenar

Di Angela Maria Basile 

 

Marguerite Yourcenar e Murasaki Shikibu

Image:Illustration Genji Monogatari Musée Saint-Remi 928 2.jpg 

“Affacciata alla torre di Yű Liang primamente vi ho scorta
eravate più flessibile del salice che alligna sul Wu Chang;
incontrarvi e perdervi è stato come l’ombra di un sogno.
Oh, ditemi se la vostra anima ha dimora nella pioggia  o nelle nuvole del cielo”

Liu Yű-hsi (772-842 d.C.) 

 

Marguerite Yourcenar, in una delle sue Novelle Orientali, racconta gli ultimi giorni di Genji il Rifulgente, l’Hikaru Genji nato dalla fantasia fertile e dalla sensibilità di  Murasaki Shikibu, vissuta in Giappone nell’epoca Heian, (794 –1185).

Nella prigione dorata della corte dei Fujiwara, nell’allora capitale Heian-kyō, (l'attuale Kyoto), Murasaki scrive per l’intrattenimento dei gentiluomini e delle dame di corte il suo ‘diluviale’ Genji Monogatari (il romanzo di Genji): inizia così la tradizione del romanzo giapponese, con quello che oggi si può considerare uno dei  capolavori della letteratura mondiale, tanto radicato nell’immaginario giapponese da fornire materia, personaggi, ispirazione, ad altri generi letterari e costituire un termine di riferimento nei comportamenti quotidiani.

Una delle opere più note del teatro del Nō (il teatro classico giapponese), tutt’oggi rappresentata nelle scuole.  

Riassumere la storia di Genji, che si sviluppa in 54 capitoli, paradossalmente non è difficile, poiché il fascino del romanzo non è certo nella complessità della trama, bensì proprio nella sua frammentarietà, che, fino a Kawabata, rimane uno degli aspetti più suggestivi della narrativa giapponese.

 

 

Figlio di un Imperatore, e della bellissima e dolcissima Kiritsubo, sua concubina, Genji possiede una bellezza e un fascino che formavano lo stupore e la gioia di quanti lo vedevano”, tanto che “persone di matura esperienza si dichiaravano meravigliate che una creatura simile fosse potuta nascere in quei tempi degeneri”, “uno che non sembra di questo mondo”.

Escluso dalla successione per la condizione non altolocata della madre, egli è, tuttavia, superiore a tutti i gentiluomini della corte nel comporre poesie e nel suonare il kotō, nella cura dell’abbigliamento intonato alle stagioni e nel profumo che emana nell’atto di incedere.

Sposato alla raffinata e scostante Aoi, figlia del Ministro della Sinistra, che egli scoprirà di amare solo al capezzale di morte di lei (“Aōi no maki” cap. IX ), Genji passerà da un amore all’altro, intrecciando rapporti più o meno durevoli, ma mai banali e frivoli, vissuti sempre con intensità emotiva anche quando il suo comportamento potrà apparire inconsapevolmente crudele. Egli, insomma, possiede al massimo l’irogonomi, quella capacità di amare e rendere felici le donne che costituisce  l’ideale maschile dell’antica aristocrazia giapponese, in particolare della corte Heian.

Dei tanti personaggi femminili che lo circondano tre assumono un ruolo chiave nella vita del Principe: Kiritsubo, Fujitsubo e Murasaki. La prima è la madre, fugace apparizione nella vita di Genji, morta per troppo amore, quello dell’Imperatore, che l’ha esposta allo spirito malevolo dei cortigiani gelosi. E’ la nostalgia della madre perduta che spinge Genji  ad innamorarsi di Fujitsubo prima ancora di vederla, solo per averne sentito decantare la straordinaria somiglianza con la Dama defunta.

Ma Fujitsubo è la moglie dell’Imperatore suo padre, e dunque inaccessibile a Genji, se non per una brevissima notte d’amore; ne nascerà un figlio, creduto legittimo dall’Imperatore, che costituirà un rimorso perenne per i due amanti e spingerà Fujitsubo a sottrarsi definitivamente al Principe; questi, dal canto suo, continuerà ad amarla “de lohn” e a  cercarne i lineamenti, la voce, la lucentezza dei capelli nelle donne che incontrerà. Nessuna, tuttavia, può eguagliare “il sogno”, tranne Murasaki, nipote di Fujitsubo e a lei somigliante come una goccia d’acqua. Genji, diciassettenne, incontra Murasaki quando lei ha nove anni e prova il desiderio irresistibile di plasmarla; certamente la Dama di Heian-kyō, costretta nel mondo chiuso e artificiale della corte Heian, benché colta al punto di aver imparato il cinese all’insaputa perfino dei suoi familiari,  non poteva conoscere il mito di Pigmalione, ma il bisogno dell’uomo di  fingere nel pensiero la Bellezza di cui innamorarsi e realizzarla nell’arte non conosce evidentemente barriere di tempo e di spazio.

La bambina crescerà educata da Genji e rimarrà sempre al suo fianco, insieme figlia moglie madre, amorevole e saggia; anche quando l’infedeltà dello Sposo la farà soffrire ella nasconderà le lacrime dietro le maniche del kimono e comporrà il dolore in versi raffinati e arguti, felice perfino  di allevare la figlia generata al marito da un’altra donna.

Perché Genji non si acquieterà nell’amore della sua creatura, bensì continuerà ad inseguire la bellezza, dovunque essa appaia fugacemente; dietro i muri cadenti di un palazzo in rovina o tra le cortine di seta di un padiglione, rivelata dal suono di un liuto o dal profumo di un fiore già decomposto.

 

Quella cetra era intonata in chiave d’autunno, e lei la sonava con sentimento così tenero che sebbene la musica venisse di dietro le persiane chiuse, sonava moderna e appassionata, e del tutto in accordo con la mite bellezza del chiaro di luna.”(Genji Monogatari)

 

 

Dunque Murasaki Shikibu insegue  il suo personaggio da un amore all’altro, amandolo lei stessa,  per centinaia di pagine, ma non trova altro che fogli bianchi da dedicare alla sua morte, e le poche parole con cui si apre il capitolo 42, “Genji lo Splendente era morto e non c’era nessuno che lo potesse eguagliare”; poi l’attenzione si sposta sulle vicende dei suoi emuli, il figlio Kaoru (figlio presunto in quanto nato dalla relazione segreta della Terza Sposa di Genji con il figlio dell’amico, cognato e rivale, To no Chujo) e il nipote Niou.

 

Dal rifiuto di Murasaki di rappresentare la morte di Genji nasce la storia che ne offre M.Yourcenar. La scrittrice francese riempie le pagine vuote di Murasaki e racconta di come Genji, perduta la sua amatissima Murasaki, ingannato dalla Terza Sposa, la Principessa del Palazzo dell’Ovest, come lui stesso aveva ingannato l’Imperatore suo padre con Fujitsubo, l’indimenticabile Principessa dei Glicini,  consapevole ormai di non poter più essere il protagonista dell’eterna commedia della vita, decida di finire i suoi giorni in un eremitaggio, sottraendo la propria vecchiezza alla vista di coloro che lo hanno amato o odiato, ammirato o invidiato, ma ignorato mai.

 

Genji era ancora bellissimo, e questo provava una volta di più al principe che era proprio tempo di andarsene”. La via dalle “risonanti pietre”  non è, però, facile da percorrere per quel principe il cui animo è ancora inviluppato nelle passioni della vita. Né può consolare la sua tristezza priva di  ritegno la Signora-del-villaggio-dei-fiori-che-cadono, una delle tante dame di palazzo che hanno vissuto nell’alone della luce che irradiava dalla sua bellezza; ella, memore di qualche istante di felicità che egli le ha distrattamente regalato tanti anni prima,  è venuta a condividere la sua solitudine; ma “le sue maniche” sono “ancora impregnate del profumo che usavano le sue mogli defunte” e dunque Genji la scaccia.

   

Ora le donne della sua vita non vivono ormai solo che nello spazio angusto, nel tempo troppo breve  che è la memoria di un vecchio; un vecchio cieco che la piena del mutamento travolgerà  assimilando il suo al destino dei fiori, delle nuvole, degli astri. Ha scritto un poeta del ‘900, che con Genji condivide il valore dell’amore e della conoscenza, che vivono solo nell’esperienza che si rinnova:

 

"Solo l'amare, solo il conoscere

conta, non l’avere amato,

non l’aver conosciuto. Dà angoscia

il vivere di un consumato

amore. L’anima non cresce più.”

“Disamore, mistero, e miseria

dei sensi, mi rendono nemiche

le forme del mondo, che fino a ieri

erano la mia ragione d’esistere”.

 

Per Pasolini è il rapporto conflittuale con le proprie pulsioni e il saccheggio che della vitalità naturale opera la mortuaria società delle merci; per Genji sono la cecità e la ‘brevitas’ della vita ad impedire l’adesione alla bellezza del mondo.

 

“Non mi lamento di un destino che condivido con i fiori, con gli insetti, con gli astri. In un universo dove tutto passa come un sogno, non ci perdoneremmo di durare sempre. Non mi addolora che le cose, gli esseri e i cuori siano perituri, dal momento che una parte della loro bellezza è fatta di questa sciagura. Ciò che mi affligge è che siano unici……Saranno in fiore altre donne, sorridenti come quelle che ho amato, ma il loro sorriso sarà diverso…..Altri cuori si spezzeranno sotto il peso di un amore insopportabile, ma le loro lacrime non saranno le nostre lacrime. Mani umide di desiderio continueranno ad intrecciarsi sotto i mandorli in fiore, ma la stessa pioggia di petali non si sfoglia mai due volte sulla felicità umana”.

 

 

Murasaki, dunque, non ha voluto raccontarci la sconfitta del suo personaggio, che fino alla fine non ha saputo mettere in atto l’intento più volte dichiarato di ritirarsi dal modo, secondo quella che è una prassi usuale per il buddismo; ci ha pensato la scrittrice occidentale, che con la ‘sorella giapponese’ condivide ‘l’umanità illimitata’, “la disponibilità alla com-passione universale. 

Grazie all’erudizione,  Marguerite Yourcenar di nuovo, come già per Zenone e per Adriano, ricrea la magia di sostituirsi ad un altro e offre a Genji le parole per rimpiangere le sue donne svanite nelle nebbie del tempo: così, per l’ultima volta, egli evoca l’immagine evanescente della Principessa Azzurra e della Signora-del-Padiglione-delle-campanule, della Signora Cicala–del-giardino e della Signora-della-Lunga-notte; e quella già sbiadita di Chujō, l’ultimo amore, l’ultima illusione, che non farà in tempo neppure a diventare un ricordo.

 

Considerando l’ ispirazione buddista del romanzo, quello che potrebbe colpire in Genji  è la sua difficoltà ad accettare la legge dell’impermanenza, difficoltà per altro condivisa con altri personaggi del romanzo.

 

Eppure ci sono momenti in cui Genji non aspirerebbe ad altro che a fondersi con il tutto. Come nella danza che compie per la Festa delle Foglie Rosse, dove appare all’Imperatore e alla sua corte come una sorta di miracolo o di religioso portento, quasi “la visione di un altro mondo”.

“Quando finalmente sotto il rosso fogliame degli alti alberi d’autunno quaranta uomini si disposero in cerchio coi loro flauti, e un forte vento alpestre che squassava i tronchi dei pini aggiunse alla loro musica le sue selvagge armonie, e tra i mulinelli delle foglie cadute la danza del Mare Blu si scatenò d’improvviso nel suo smagliante splendore, tutti gli spettatori furono presi da un rapimento prossimo quasi al terrore” (Murasaki Shikibu op.cit., pag.182).

 

Il principe non può che ritrarsi da quello squarcio di infinito (“Quanto diverso dal loro il suo destino”), non senza, tuttavia, che anche i presenti colgano, attraverso il candore della sua mano sui grani scuri del rosario, un bagliore della bellezza da lui intravista, che li consola “dell’assenza delle donne che avevano lasciate”.

 

Eppure la tentazione di abbandonasi all’oblio è forte. L’ansia del ritorno sembra placarsi nel bellissimo paesaggio di Akashi, dove l’apparizione dell’isola di Awaji gli ispira il verso “Oh isola maculata di spuma che per me non eri niente, persino un dolore come il mio in questa notte di meravigliosa bellezza tu hai il potere di guarire!” 

April 04

31 marzo

Il 31 marzo è un giorno speciale, durante il quale cose inaspettate possono succedere. Rappresenta il giorno di segreti mai confessati, di sfogo da repressioni insite da lungo tempo, di divertimento, di follia, di introspezione, riflessione, rivalutazione di se stessi. Ovviamente non tutte queste cose accadono a tutti e tutte insieme, ma il giorno è innegabilmente speciale. Una sorpresa è stata nel venire a conoscenza che Cate-chan e altri mei amici sono stati travolti dalla magia del trentuno e quindi ineviltabilmente si è deciso di rimembrare ogni anno questa ricorrenza ^^.
Per qst giorno insersco  nell'intervento il video di una rivisitazione di pensiero stupendo, canzone che amo molto (ovviamente bisogna concentrarsi più sul testo della canzone che sulle immagini del video)
 
  
 
 
January 29

Addio, per sempre, addio

 
I primi risultati degli esami sono ottimi... Poteva andarmi tutto bene? no! Il mio povero piccolo cellulare è stato rubato (smarrito è ormai improbabile)...uff, mi ci ero affezionato tanto =(  La cosa peggiore è che ho smarrito tutti i numeri, sopratutto quelli di chi ormai sentivo praticamente solo via telefono, come la Vera o la Ramy...noooooooooooooo non posso pensarci. Io cerco di riavere il mio vecchio numero, così almeno possono ancora rintracciarmi...Va beh, ora tornerò ai miei studi, sperando che quel deficiente che si è intascato il mio cell vada a restituirlo in qualche centro Tim dato che l'ho bloccato e quindi reso inutilizzabile!
 
 
Pianga Venere, piangano Amore
e tutti gli uomini gentili:
è morto il cellure del mio amore.
[...]Ora se ne va per quella strada oscura
da cui, giurano, non torna più nessuno.
Siate maledette maledette tenebre
che ogni cosa bella divorate.
Maledette, cellulare infelice:
ora per te gli occhi
si arrossano un poco, gonfi di pianto.
(Rielaborazione del carme III di Catullo ;-P)
 
 
November 30

L'ATARASSIA, L'IMPERTURBABILITà, IL DISTACCO DAL MONDO UCCIDONO

 
Muori anima!
Ti spogliasti dell'arte per marino vivere
smarristi i tuoi sensi
in storie nuove, fluttuanti
dissolvendoti apatica nelle scaglie d'acqua
che della felicità riflettono
il vuoto.
Muori anima
che, per strascichi di brezze, 
a barlumi e a nature artificiali
ammutolisci.
Muori!
che morta getti scalcinata,
contro fantasmi, ghigni.
(ah! bruciano gli occhi per il sonno
che di suoni, di passi, di spiriti
la sfamano a stento
non abbastanza)
Muore muore muore la mia anima
ma
ancora
te
ama...
November 17

Teatro

 
Ciao a tutti!
Qst settimana è stata intessissima, soprattutto x qunato riguarda teatro. Martedì 13 novembre a Rozzano (in provincia di Milano) c'è stata la replica delle "troiane". Cosa si può dire?
Una tragedia! Errori su errori: io che mi inceppavo, lunghi silenzi, le musiche che partivano prima del tempo, quattro gatti che assistevano allo spettacolo a causa di un disguido di organizzazione. Per me la giornata, dopo la rappresentazione, non era per niente finita! Dopo aver pranzato, io mi sono separato dal gruppo di teatro e sono andato in piazza duomo con il tram per incontrare un amico. Ho trascorso delle ore bellissime x' sono andato a vedere una mostra sugli anni '70 anche se ad un certo punto lui mi ha fatto riflettere sul fatto che quello che io consideravo amore fino a quel momento, non era nient'altro che una proiezione. Io pensavo di amare, invece, secondo lui, dal punto di vista antropologico la mia era proiezione perché non ero corrisposto in alcun modo. Boh...qst cosa mi ha turbato molto.
Cmq, dopo la mostra ho preso il treno di 7:30(in ritatardo di mezz'ora, che mi è costato venti euro e mi ha sfinito perché sono tornato tardissimo in stanza).
Venerdì 16:habbiamo recitato nel teatro sociale di Montichiari. Le prove generali prima dello spettacolo erano alle 18: io sono arrivato un'ora e mezza dopo. Purtroppo avevo perso il treno perché avevo dimenticato i vestiti di scena nella mia stanza a Venezia. Il risultato è stato che ho creato tensione e problemi e sono stato accolto con assoluto gelo. Devo ringraziare Suki perché subito mi ha aiutato ad imparare le modifiche fatte mentre io non c'ero, e devo ringraziare Laura Quince, Clelia e Angela che mi hanno incoraggiato invece di sparlare di me alle spalle (chi vuole intendere intenda...). Alla fine lo spettacolo è stato un successo, siamo stati tutti bravi e abbiamo recitato con la giusta intensità (non oso immaginare se fosse andato male lo spettacolo...mi avrebbero ammazzato non appena fosse stato chiuso il sipario ;)  ).
 
Anche qst settimana è andata... :-)
October 21

Impurità

 Ciao!!! Avrei tante cose da raccontare sulla mia vita a Venezia, come ad esempio le nuove amicizie che ho fatto, le cotte che ho preso, gli ambienti che frequento, ecc... Quando avrò un po' di tempo racconterò nel dettaglio, promesso ;)

Qst commento, però, lo dedico ad un argomento trattato in storia della filosofia e delle religioni del Giappone: l'impurità. Spesso ci si chiede perché il maiale sia considerato impuro dai musulmani, perché i mancini in passato siano stati considerati posseduti dal diavolo, perché l'omosessualità sia condannata dalla Chiesa. La risposta a qst e altre domande sono celate nel concetto di impurità. Personalmente trovo che questo argomento sia molto interessante e quindi ho deciso di pubblicare gli appunti della lezione...leggete, leggete (sperando di aver scritto in modo comprensibile...eheh) 

 

IMPURITÀ: scelta di comportamento per cui alcune cose sono ritenute abominevoli, cattive.

Con il passare del tempo, però, ci si chiede perché venga considerata impura: si potrebbe rispondere che una cosa è impura perché è cattiva e a ciò si potrebbe anche credere. Gli antropologi, però, cercano il problema nel punto più profondo.

Le impurità, durante i secoli, divengono prassi, vengono accettate autonomamente e la spiegazione sta nel fatto che una cosa è impura perché non è classificata. La classificazione è un’operazione che una società compie utilizzando delle griglie con le quali viene definita e distinta la realtà.  Ad esempio si può definire il pesce attraverso la griglia di animale che vive nell’acqua.  Gli schemi devono essere accettati e sono rigidi. Il sistema può mutare, ma deve essere accettato dalla società in modo naturale.

Non tutto, però è classificabile, definibile. Si ha classificato il pesce come animale che vive nell’acqua, ma poi arriva il delfino, il quale non rientra in nessuna griglia, in quanto è sì abitante del mare, ma è un mammifero, che esce dall’acqua per respirare, e quindi diverso dal pesce. Il delfino non è classificabile attraverso quella griglia e dunque mette a repentaglio il sistema. Per salvare la struttura, a questo punto, la società elimina quella cosa che non è classificabile: se io accetto il delfino, mi salta il sistema. L’omosessuale non è accettato perché fa saltare la classificazione di uomo e di donna, diventa abominevole agli occhi della società.

A questo punto, subentra il discorso religioso. La religione è una forma di legittimazione all’eliminazione di quell’elemento inclassificabile che fa saltare il sistema. La religione definisce questo elemento impuro. Ciò accade perché dio è ordine e ha dato quell’ordine, quindi se si accetta un elemento impuro, salta il sistema e si ha il disordine e quindi ci si allontana dal dio. “Dio disse” si legge nella bibbia, è Lui che ha separato, classificato, definito la realtà. Dante, per rappresentare Satana, fa un insieme di tutte le cose impure, mostruose perché sono tutte cose incomprensibili, inclassificabili, che creano disordine. Il discorso religioso riprende questo disordine, visto come male.

L’operazione di classificazione crea strutture, organizza il reale. La società è organizzata in strutture, con ruoli ben precisi, così come la scuola, la famiglia, la Chiesa ecc… Nella famiglia ad esempio, si istaurano dei rapporti tra genitori e figli, genitori, figli e nonni, genitori, figli, nonni, zii, ecc…Vi è una struttura, quindi, con ruoli ben precisi ed essa cerca di mantenerli stabili e ordinati nel caso di alterazioni.  ad esempio la mamma si adira contro il figlio che lascia in disordine la sua camera perché ha la percezione che ci sia l’accettazione di una classificazione, di una struttura nuova che è autonoma ed estranea a quella familiare.

 Il problema sta nel rendere le varie strutture (scuola, famiglia, Chiesa, ecc..) omogenee in modo che non si contraddicano. Ci vuole una coerenza tra una struttura e l’altra e una struttura più forte che sorregga tutte le altre: questa è il CORPO. Esso è la struttura simbolica di tutto il nostro universo.

Leonardo da Vinci ha colto la profonda organicità del corpo e si può ammirare nel “L’uomo vitruviano: anche se nella realtà non sarebbe possibile, il corpo umano sta contemporaneamente nel cerchio e nel quadrato. Dal disegno di Leonardo si possono cogliere due caratteristiche del corpo.

1)      La prima è che unisce la prospettiva oggettiva e soggettiva: io sono un corpo, io ho un corpo. Solo dio, oltre l’uomo, ha questa qualità. Essere e avere insieme → armonia. Il corpo si può dividere in due, è simmetrico (il cuore è a sinistra ma lo immaginiamo al centro). IL CORPO FISICO NON È UNA COSA NEUTRA: modificare il nostro corpo può creare disagio, perché cambiano degli schemi di classificazione. Ad esempio anni fa gli uomini che si facevano crescere i capelli suscitavano scalpore ed erano ritenuti omosessuali perché erano in contrapposizione con il sistema che classificava l’uomo con i capelli corti. Il corpo può essere un profondo attacco verso il corpo sociale. Le nuove generazioni usano il loro corpo in modo diverso da quelle vecchie e quindi modificano gli schemi.

2)      Il corpo, però, è un qualcosa di compatto e atemporale. La storia non è visibile nel corpo, il quale rimane invariato. Gli escrementi fanno ridere e creano imbarazzo perché sono viste come impurità perché mettono in crisi la perfezione e completezza del corpo. Ci si pulisce la bocca per ripristinare i lineamenti del corpo. → Bisogna tenere controllata l’interazione con l’esterno (sbadiglio, sputo, ecc…) . Tutto ciò che mette in crisi la completezza del corpo è visto come impuro. Per questo motivo in alcune società, una cosa naturale come la mestruazione viene considerata impura e impedisce alle donne di entrare nei luoghi di culto. Il sangue che dovrebbe rimanere nel corpo ma che invece fuoriesce è ritenuto impuro.

 

Delle forme purissime sono Dio, che ha un solo corpo, e il bambino nella pancia della madre, perché è un corpo compatto che non ha bisogno di uscire. → due persone diverse (mamma e figlio), ma una sola cosa. Compare quindi il numero uno come numero di purezza.

Il numero 2, invece, è accolto da poche culture. Dietro ad una classificazione ci sta sempre un gioco polito, che cerca di garantire l’ordine e il proprio potere. In un corpo politico e sociale, infatti, non ci posso essere 2 cose uguali (ad esempio 2 presidenti, due imperatori ecc…) quindi il doppio, il numero due,  non può essere definito in una classificazione. Qualcosa deve prevalere sull’altro. Ad esempio per molto tempo i MANCINI erano considerati impuri, perché era stato scelto che la destra prevalesse sulla sinistra (“Alla destra del Padre” si legge nella Bibbia), c’era bisogno  di pensare che al potere ci fosse uno solo. Ai nostri giorni il corpo sociale sta cambiando, vi è un pluricentrismo e questo è dovuto al cambiamento della visone del corpo: prima era il cuore, ma ora si pensa anche che il cervello sia al centro.

September 14

Resoconto

 
Mancano pochi giorni prima che inizi l'università e inizio a sentire l'agitazione x la nuova vita che mi aspetta. La sensazione è brutta, non so se ce la farò e soprattutto mi dispiace abbandonare le amicizie instaurate in qst anni o le recenti. Lo so, continuerò a sentire tutti, anche perché al venerdì torno, non me ne vado x sempre, ma ho paura che non sarà più la stessa cosa. Già a sentire Vitto che va a iscriversi all'università con Mary Pezzi e Mary Corsi, a sapere che Skinny, Lolly, Fra, Noe, Vale, Maddy ecc. si vedono sempre a Brescia, mi sento un po' escluso. eheh. Dovrò abbandonare qlc partendo per Venezia e quindi in qst intervento ho deciso di salutare tutti, di dare una specie di saluto di arrivederci o di addio (addio spero proprio di no!) prima di partire.
 
1) A quelli che ho conosciuto da poco, spero di riuscirli a sentire su messenger. Per esempio Bryan (che mi ha dato consigli molto utili. Né?vecchio saggio!!!), Ontico(Tronfio) e Giack(te l'ho già detto, mi mancherà parlare con te T_T).
 
2) A Umberto (non il compagno di classe): ....
 
3) A quelli di teatro: dovrei esserci agli spettacoli che facciamo in Novembre, quindi ci vediamo ancora: ieeeeee!
 
4) Agli amici di vecchia data: Sabry Allegri e Lara (con voi ci terremo in contatto sicuramente per quella famosissssssssssima cena, vero?), Mangio, Carole, Spillo,...(gli amici di vecchia data sarebbero tanti, però mi limito a salure quelli che hanno messenger e che cioè possono leggere il mio messaggio)
 
5)I compagni di classe e prof in generale, in modo da non dimenticare nessuno!
 
6)Luca, Masa e Yuzuru: すぐに又!
 
7) I cugini-amici Vani (non mi hai fatto + sapere cm è andata con Alessio!), Miki e Simo (già ultimamente vi vedevo poco, adesso credo solo a Pasqua e Natale eheh)
 
8)Suki,Fraffy, Marta, Vale, Maddy, Cri, Jé, Noe, Noe Titi, Sara, Miki, Sabri vi voglio bbbbbbbbbbbbbbbbbbbeeeeeene!!!!!!! mi mancherete molto
 
9)Skinny!!!! My dancer. Non preocc. continueremo ad aggiornare l'enciclopedia universale di Queen Elisabeth. Mi mancherai molto, ormai eravamo abituati ad essere vicini di banco...allora siamo d'accordo, mi vieni a trovare a Venezia con la pizza del linus ok? ah! Jé mi ha detto che studia spagnolo, se ti può interssare ^_^
 
10)Lolly: la mia poetessa....lo sai benissimo, noi due siamo compagni di sventura ;-)  Non c'è bisogno che ti dica molto (anche perché sei il mio confessore numero uno ahahahah). Quando hai una crisi chiama, io farò lo stesso, nn ti preoccupare eheh. Poi dovrai tenermi informato su tutto quello che studi all'unive, ok?
 
11)Vitto:(ultimo nell'elenco, ma non di importanza, lo sai ;) )  Ti raccomando di non litigare troppo all'uni (c siamo già capiti eheh). Giuro che se non ti fai sentire, vengo a casa tua e ti meno, ok? va beh, adesso che studi legge dovrei stare attento...mmmm. C'è rischio che tu denunci anche il tuo migliore amico in nome della legge (ahahahahhahahahahah). Vitto... T_T  T_T
July 09

Fine...

 
Ieeee!!!! Sono Finiti gli esami...oggi si sapranno i risultati. Io sono contento, qls cosa abbia preso. La mia tesina a qnt pare è piaciuta, anche se mi hanno detto che ero troppo affettatto nel dirla poiché l'ho imparata a memoria. Vitto in particolare non ha gradito, ma m ha fatto felice venendo a sentirmi (a proposito, Vitto non considerarmi uno stronzo x non aver ascoltato tutto il tuo orale, a me è dispiaciuto molto). Mi è dispiaciuto anche che non abbia dovuto presentare il cartaceo della mia tesina, dato che Zizou è stato così gentile a scriverla al computer. Va beh, vuol dire che ne copio del frammenti sul mio blog.
 

 IL NULLA

  

         CONCETTO DI NULLA NELL’ETA’ CLASSICA E  ANALISI               

                                                INFINITESIMALE

                                                                

 

“ Il nulla è un concetto inquietante, ma sostanzialmente confuso […] considerato dalla maggior parte con angoscia, disgusto e panico”.

Nessuno sa come trattarlo, come dimostra la sconcertante diversità delle accezioni attestate, tra cui niente, nessuna cosa, nullità, zero, vuoto. Vi sono concetti che sono vuoti, luoghi che sono svuotati, espressioni associate al nulla, paradossi del nulla, volti a impressionare, a sorprendere o a divertire.

Il nulla non aveva né causa né effetti, né ragione né termine, dunque un elemento insituabile in una struttura logica. Ritenevano che la coerenza logica fosse un requisito essenziale per i propri concetti e non potevano accettare né che il nulla fosse qualcosa, né le inesplicabili proprietà che possedeva lo zero.

Lo zero non ha consistenza, ma seppure ne sia privo, codesto numero mina alle fondamenta più semplici operazioni matematiche quali la moltiplicazione e la divisione: il prodotto 2 · 0 è uguale a 0, cosicché dobbiamo assumere che 2·0/0 ci restituisca 2 annullando l’effetto della moltiplicazione, cosìcome 3·0/0 ci riporti a 3 e 4·0/0 ripristini il 4. Avendo appena concluso, però, che 2·0, 3·0 e  4·0/0 sono tutte quantità uguali a 0, risulta che 2·0/0 equivale a 0/0 come pure 3·0/0 e 4·0/0. Ciò significherebbe che 0/0 è contemporaneamente e a 2,a 3 e a 4 , un risultato del tutto incoerente.
 
 
June 09

...

 
Oggi si è chiusa un'era, un capitolo. Boh... forse avrò il rimpianto di non aver approfondito alcune amicizie, conoscenze. Forse mi dispiacerà non aver dato il massimo. Ma sono contento di aver conosciuto persone speciali, uniche direi, cm Vitto, Lolly, Skinny, Noemi, Marta e tutti i miei compagni di classe, gli atori di teatro, alcuni proff, ecc... L'elenco è davvero lungo. Mi mancherete...
 
Voce
 
Riecheggi
in gesti accorti
inconsapevole.
 
Ridente
sai dare tuo significato
alle nostre parole.
 
Voce
non sarai solo il cantico
d'un ricordo
non un'eco malinconica
di passato.
 
Voce
sei
ispirazioni
delle nostre passioni.
May 22

Catulli carmenis quinti emulatio

 Che illuso che ero qnd l'ho scritta....
 

Ti afferrerei, ti abbraccerei

e ti direi:

“Lasciati andare, amiamoci,

e infischiatene dei pettegolezzi!

Perché i giorni incessantemente

deterioreranno i nostri corpi,

ma le nostre anime,

 assaporato quest’effimero godimento,

potranno dormire insieme

una notte unica ed infinita.

Baciami, baciami senza tregua,

baciami così e poi baciami ancora,

baciami sempre intensamente,

baciami alla faccia di quei bigotti

che ci scagliano maledizioni

per questa immensità di baci,

baciami perché mi ami…”.

Ma non so se mi ami 

e desisto.
 
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lista delle mie canzoni preferite.Alcune racchiudono più canzoni dello stesso cantante. Non sono in ordine di importanza., purtroppo
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